Categoria: Archeologia/Italia

30/08/2012 Off di Danilo Stentella

Ravenna. L’accoglienza al Mausoleo di Teodorico.

 

Se per caso di rientro dall’Irlanda, o dall’Austria, vi passasse per la mente di visitare uno dei  bellissimi santuari della cultura italiana, potreste avere una spiacevole sorpresa, quella generata dal contrasto tra l’altissimo e raffinatissimo livello di accoglienza presso i modestissimi, a volte quasi ridicoli, siti culturali all’estero, e l’atmosfera quasi da latrina che potreste trovare nel nostro ricchissimo, di beni culturali, Paese. Ho ancora vivo il ricordo del centro di accoglienza dei turisti a Newgrange e Boyne Valley, in Irlanda, dove i responsabili hanno saputo ricreare una atmosfera indimenticabile per il turista, dove tutto è perfetto, e genera, oltre ad un bellissimo ricordo, reddito, dove squadre di manutentori tengono tutto in perfette condizioni, una sensazione esattamente opposta a quella che potreste provare visitando ad esempio il sito romano di Carsulae, nella mia Terni. Eppure a Newgrange si va a vedere, in realtà, una ricostruzione sgraziata di alcuni tumuli, il più famoso dei quali è quello di Newgrange, molto bella, ma una ricostruzione, o meglio un pessimo restauro di un vero tumulo. Se vi capitasse di visitare quanto di più simile abbiamo in Italia, il sito di Cerveteri, completamente autentico, vi potrebbe venire anche voglia di espletare bisogni fisiologici dentro certe tombe, tanto e tale è il grado di contrasto in termini di manutenzione e pulizia.

L’ultima delusione in ordine di tempo l’ho provata a Ravenna, presso il Mausoleo di Teodorico, pochi giorni or sono. Il turista viene accolto in una brutta struttura in cemento armato, completamente decontestualizzata, trasandata, vecchia, sporca, imbrattata da murales, ovviamente con personale addetto, cortese, che mi ha dato l’impresione di una forte demotivazione, ma questa è una impressione personalissima. Guardando le immagini in questa scheda si può solo provare un po’ di schifo, vi assicuro che di persona la sensazione è anche peggiore.

10/06/2012 Off di Danilo Stentella

La Via Amerina

Le antiche vie di comunicazione tra Lazio e Umbria. la via Amerina
(IIa edizione)

 


 

 

La via Amerina fu la più importante via di comunicazione tra l’ager faliscus e l’Umbria. Non si conosce la data esatta della sua costruzione, tuttavia si può desumere che fosse anteriore alla conquista dei romani, che dovrebbero averla utilizzata e conservata nel periodo immediatamente precedente alla costruzione della Flaminia. Il suo tracciato costituisce il cardine massimo di Falerii Novi, sorta dopo l’abbandono di Falerii Veteres, circa nel 241 a. C., indice di un frettoloso e necessario riutilizzo di una via già esistente e funzionante alla data dell’espansione romana. La via Amerina costituiva il percorso più breve tra Roma e l’Umbria, appena 56 miglia, come ricorda Cicerone nella sua difesa a favore di Sestio Roscio, e prendeva il nome dalla città umbra di Ameria (Amelia). Il suo tracciato è descritto nella Tabula Peutingerina che indica le principali stazioni lungo il suo percorso: Vacanas, Nepe, Faleros, Castello Amerino (forse l’antico porto di Seripola, venuto alla luce nel 1962 durante i lavori per la costruzione dell’autostrada del Sole), Ameria. La sua impostazione globale la qualifica come un’opera originale di ingegneria da porsi in rapporto con la romanizzazione del territorio anche se il riutilizzo di alcuni importanti tratti preesistenti, nel territorio di Nepi e Corchiano, fa pensare ad una regolazione e razionalizzazione di un impianto già esistente, i romani pavimentarono questo percorso con un basolato di selce basaltica o di trachite.
La via Amerina divenne secondaria arteria di comunicazione allorché, verso la fine del III secolo a. C., fu realizzata la via Flaminia, più efficiente per lo spostamento rapido delle truppe militari e delle merci.